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Tag: sunsplash

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Busy Signal

Busy Signal si è affermato negli ultimi tempi come uno dei più rappresentativi artisti della scena dancehall giamaicana. E' nato a Tivoli Gardens nel cuore dei ghetti di West Kingston, il suo vero nome è Reanno Gordon e come tanti altri ragazzi ha avuto le prime esperienze musicali cantando in chiesa insieme ai suoi genitori. L'esposizione alla dancehall music è arrivata per Reanno attraverso la musica di Bounty Killer (da adolescente sapeva tutte le liriche delle sue canzoni) prima di cercare di elaborare un suo linguaggio personale. Dopo le prime mosse nel 2003 Busy Signal ottiene nel 2005 un clamoroso successo con 'Step out' che lo pone nella schiera dei giovani artisti che contano. Sin dalle prime uscite questo ragazzo cerca di lavorare sodo sulle sue liriche per rappresentare la realtà del ghetto e fa in modo di non apparire con i suoi brani su ritmi con un troppo alto numero di 'versions' di diversi cantanti, cercando addirittura di essere l'unico su un particolare ritmo. Un passaggio quindi fisiologico è quello di aprire la propria etichetta, la Network Records attraverso pubblica brani come 'Tell Santa dis' e 'Where I'm from'. Busy continua a lavorare con altri produttori con cui si sente in particolare sintonia: per Renaissance registra 'Not going down', per Don Corleon 'Because of you', 'That bad' e 'Pharmacy' e per John John 'Fade away'. Il suo debutto su CD arriva nel 2006 con 'Step out' pubblicato dalla Greensleeves: sono suoi ospiti in questo primo lavoro personaggi come Bounty Killer, Movado e Alaine. Nel turbolento mondo della dancehall giamaicana se hai tanto talento le cose ti succedono molto rapidamente e negli ultimi tempi Busy Signal attraverso hits come 'Nah go a jail', 'Unknown number' e 'The days' è diventato uno dei numeri uno anche grazie, oltre che ai suoi hits, alla forza delle sue performances dal vivo. Siamo quindi impazienti di vederlo all'opera per la prima volta al Sunsplash in questa edizione 2008.

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CENSURA 2008: incontro col suo autore, Peter Phillips

Per trent'anni Project Censored, un autorevole gruppo di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo "del giornalismo indipendente in una società democratica", ha raccolto notizie importanti che i principali gruppi mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni che potessero generare verità negate."Censura 2008. Le 25 notizie più censurate", l'annuario curato da Peter Phillips e Project Censored sulle notizie che avrebbero dovuto occupare le prime pagine dei giornali del mondo, verrà presentato al pubblico internazionale del Sunsplash, con un grande sforzo organizzativo per festeggiare al meglio il quindicennale, direttamente dal suo autore, lo statunitense Peter Phillips, docente di sociologia presso la Sonoma State University of California e guida di Project Censored, nell’unica presentazione ufficiale del testo in terra italiana, in collaborazione con la casa editrice Nuovi Mondi.Anche quest'anno "Censura" ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il controllo delle istituzioni al potere. Ma "l'informazione come cane da guardia del potere" appare sempre più spesso in Italia e non solo, purtroppo, soltanto un precetto astratto. Introduce Walter Tomada, giornalista del Gazzettino e già capo ufficio stampa del Comune di Udine.

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Capleton

Capleton e’ uno dei piu’ significativi artisti del new roots jamaicano e l’autentica voce della corrente Bobo Dread che ha contribuito in modo fondamentale al reggae degli ultimi anni grazie ad artisti come Capleton stesso, Sizzla, Anthony B, Junior Reid, Jah Mason e tanti altri.Il suo primo attesissimo tour italiano del maggio 2003 e’ stato un grossissimo evento e ha mobilitato decine di migliaia di appassionati di reggae italiani e a questo e’ seguita una prima esibizione al Rototom Sunsplash 2004 di cui ancora si ricorda l’energia e le reazioni suscitate nel pubblico. Il vero nome di Capleton e’ Clifton Bailey e non e’ sempre stato un artista conscious: i suoi primi successi dancehall in un periodo dominato da deejays come Cobra, Tiger, Shabba Ranks, Ninjaman ed il giovane Buju Banton, arrivano nel 1990 ed un certo cambio di direzione stilistica si intravede quando Capleton entra a far parte dell’Exterminator camp di Philip Fatis Burrell, uno dei produttori piu’ influenti di quel periodo. Nel 1993 esce con grande successo il suo album ‘Almshouse’ che anche se rispecchia in pieno la tendenza di quel periodo lascia intravedere una svolta rispetto ai temi trattati. I successivi sforzi sono concentrati sull’etichetta African Star di Stewart Brown, il suo manager, dove tra l’altro Capleton concentra gli artisti che faranno poi parte della sua famiglia artistica David House Crew con cui si esibisce di solito dal vivo. Singoli come ‘Good so’, ‘Prophesy’ o ‘Step mountain’ sono ulteriori segnali della piena adesione a Rastafari e del suo avvenuto cambiamento radicale in termini degli argomenti cantati. Capleton diviene una forza di primo piano del movimento new roots a meta’ degli anni novanta grazie alla sua intransigenza e la potenza delle sue performances ed a singoli spettacolari come ‘Raggy road’ o ‘Stand tall’. Nel frattempo esce sulla etichetta statunitense Def Jam il CD ‘I testament’, in cui Capleton si accosta all’hip hop grazie a collaborazioni con artisti come Method Man.L’esplosione vera e propria arriva con big tunes come ‘Jah Jah city’ (prodotta dai Morgan Heritage) e ‘More fire’: Capleton a questo punto e’ l’uomo del momento ed e’ assolutamente inarrestabile su qualsiasi tipo di ritmo. Le sue esibizioni jamaicane provocano livelli di eccitazione altissimi da parte del pubblico e le grandissime fiammate che rendono concreto il simbolico fuoco purificatore contro la corruzione dei Bobo Dreads il quale provoca varie discussioni all’interno della societa’ jamaicana. La sua versatilita’ e’ testimoniata da un corpus di ormai svariate centinaia di singoli sia su tutti o quasi i piu’ importanti e frenetici ritmi ‘bashment’ sia su ardenti ritmi ‘one drop’. I suoi due magnifici ultimi CDs ‘More fire’ e ‘Still blazing’ sono ormai dei veri e propri classici della storia del reggae. Chi lo ha visto nel suo recente concerto in provincia di Bergamo ci ha testimoniato che la sua energia e’ in questo momento come sempre al top!

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Channel One - Interviste dal backstage

Rototom sunsplash 2009Intervista ai Channel One.

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Cocoa T

Cocoa Tea è uno dei più grandi cantanti di note giamaicani degli ultimi venticinque anni ed è uno dei principali protagonisti del Rototom Sunsplash 2007: questo artista non ama viaggiare e quindi lascia difficilmente la Giamaica e questa è un occasione da non perdere per toccare con mano la sua classe immensa. Il suo vero nome è Calvin Scott ed è nato il 3 settembre 1959 a Rocky Point nel parish di Clarendon. A quattordici anni ha registrato con il suo vero nome alcune tunes per il produttore Willie Francis senza però ottenere alcun riscontro: Calvin ha passato gli anni successivi lavorando come fantino da corsa all'ippodromo di Caymanas Park o come pescatore e nel 1983 è ritornato ad occuparsi di musica stabilendosi a Kingston e cambiando nome in Cocoa Tea. Proprio il 1983 è per lui l'anno della svolta: messo sotto contratto da Junjo Lawes, Cocoa Tea azzecca una serie di hits vincenti attraverso titoli che resteranno nella storia della dancehall degli anni '80 come 'Rocking dolly', 'I lost my Sonia' e 'Informer'. In quegli anni Cocoa Tea abbraccia la fede Rastafari e quando Junjo trasferisce il suo business a New York diventa parte integrante della scuderia di Prince Jammys. I suoi brani di questo periodo sono racchiusi nei due albums 'The marshall' (1986) e 'Come again' (1987). La maturazione ha fatto si che Cocoa Tea abbia una magnifica voce di cui non perde mai il controllo e che possa cantare con grande eleganza e proprietà di linguaggio di vari temi ed argomenti di cronaca, spaziando dalle canzoni d'amore e le 'Rasta tunes' ad azzeccatissimi brani sugli accadimenti della vita giamaicana e mondiale: addirittura qualche critico lo ribattezza 'il Bob Marley degli anni '80'. Dal 1989 incide regolarmente per Gussie Clarke anche in trio insieme a Shabba Ranks ed Home T con cui registra grandi hits come 'Pirates anthem' e ‘Who she love'. Negli anni novanta Cocoa fonda la sua etichetta Roaring Lion ed ha una progressione quasi incredibile di grandi hits ed ottimi albums alternando le sue sessions con i top producers del momento Fatis Burrell e Bobby Digital: peri l primo citiamo 'Good life', 'She loves me now' e 'Israel King' e per il secondo 'Holy Mount Zion', 'Tune in' e le bellissime covers di Bob Marley 'The heaten' e 'Waiting in vain', quest'ultima anche in combination con Cutty Ranks. I suoi brani migliori della seconda meta' degli anni novanta sono racchiusi nell'album 'Holy Mount Zion' pubblicato addirittura in USA dalla mitica etichetta Motown. Anche se non è piu' cosi' prolifico sul mercato dei singoli è sempre abbastanza attivo sul versante degli albums: Fatis Burrell ha prodotto nel 2006 il bellissimo 'Save us oh Jah' l'anno scorso è uscito l'ottimo 'Biological warfare' per l'etichetta tedesca Minor 7 Flat 5. Quest'anno Cocoa Tea è tornato alla ribalta grazie all'appoggio a Barak Obama nel brano omonimo: nonostante il brano non sia è ancora uscito è stato massicciamente suonato dalle radio giamaicane ed ha provocato anche l'interessamento della CNN che ne ha mandato in onda il video.

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Congos

I Congos sono uno dei nomi più straordinari del roots reggae degli anni settanta. Il loro primo singolo ‘At the feast’ usci’ nel 1976 prodotto da Lee Perry. Il gruppo vocale era composto da Cedric Myton, Roy Johnson e Watty Burnett. Prima di unirsi a Johnson, Myton era stato un membro dei Tartans di Devon Russell, dei Sons Of Negus di Ras Michael e dei Royal Rasses di Prince Lincoln Thompson. A dire il vero i Congos erano un duo quando si presentarono all’audizione di Lee Perry ai Black Ark Studios e l’aggiunta della voce baritonale di Watty Burnett fu proprio un’idea del geniale produttore. Sin dai primi brani come ‘Congo man’ e ‘Ark of the covenant’ era evidente che le voci dei Congos legavano alla perfezione con il suono denso e mistico di Lee Perry e fu con grande disappunto che Scratch accolse la decisione di Chris Blackwell di non distribuire il loro album capolavoro ‘The heart of Congos’ sulla sua Island dopo che il sodalizio con Perry aveva popolarizzato grandi dischi come ‘Police and thieves’ di Junior Murvin o ‘War ina a Babylon’ di Max Romeo. L’album usci’ solamente sulla etichetta personale di Lee Perry e divento’ un simbolo dei capolavori del roots giamaicano sconosciuti al grande pubblico. Il gruppo continuo’ la carriera con altri ottimi dischi come ‘Congo Ashanti’ e ‘Image of Africa’. Nel 1980 Roy Johnson lascio’ il gruppo ed inizio’ una carriera solista come Ashanti Roy con l’album ‘Sign of the star’, prodotto da Prince Far I. Nel 1996 la Blood & Fire ha ‘restaurato’ in CD ‘The heart of Congos’ dando una nuova notorieta’ al gruppo. Cedric Myton insieme alla moglie Yvonne ha fatto uscire due dischi a nome Congos, ‘Natty dread rise again’ e ‘Revival’ rispettivamente nel 1997 e 1999 e l’ultimo ‘Give them the rights’ nel 2005 sulla Young Tree Records dei Groundation.

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Datune

445 bands da tutta europa, votate su internet per oltre un mese. Un sito costruito apposta, www.reggaecontest.eu. Dieci gruppi finalisti che si sono affrontati in due giornate sul palco principale del Rototom Sunsplash. Un tour europeo per il vincitore, tra Slovenia, Svizzera, Repubblica Ceca, Belgio, Germania, Francia, Danimarca, Polonia Spagna ed Austria.

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David Kats - Interviste dal backstage

Rototom sunsplash 2009Intervista a David Kats.

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DotVibes - European Reggae Contest

DotVibes nascono nella primavera del 2005 da un piccolo nucleo di cultori della musica reggae (Mina, Teo, Jack & Tiio) con il semplice intento di divertirsi e di provare a riprodurre quell'insieme di sensazioni e sonorità che la musica reggae gli aveva trasmesso in quegli anni. Così, come un bambino che impara ad andare in bici e ben presto si stanca del suo piccolo cortile, DotVibes capiscono che le giornate passate a suonare senza precisi fini, potevano esser utilizzate a creare un qualcosa che rappresentasse sì le proprie passioni ma anche le proprie visioni di quel mondo che ognuno sognava e avrebbe voluto realizzare...

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Dub Vendor - Interviste dal backstage

Rototom sunsplash 2009Intervista ai Dub Vendor.

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