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9 Giugno 2018 17:04

TUMORE AL SENO " ERO,SONO,SARO'...CONTRO IL TUMORE PER LA VITA "

64 visualizzazioni - 1 commento

di doriana goracci


Leggo di Mariagrazia "La mia storia inizia come tante, un'auto palpazione, un dubbio e la diagnosi immediata: carcinoma mammario. Da lì ho smesso di respirare, sono andata in apnea"."Lei è Mariagrazia, oggi ha 43 anni e quando ha scoperto di avere un tumore, nel 2015, aveva da poco avuto un figlio. Oggi porta il suo sorriso contagioso tra i pazienti oncologici ed è diventata protagonista di un calendario fotografico. Intervento, chemioterapia, radioterapia, terapia biologica, TAC per controlli, terapia ormonale: questi i nuovi protagonisti che scandiscono le sue giornate nel reparto di oncologia dell'ospedale Vittorio Emanuele di Gela. "Giorni quasi tutti uguali, dal sapore dell'angoscia e del panico - ricorda -, ingoiati senza avvertirne il sapore. In ospedale incontrai anche i volontari dell'associazione Farc&C (Fondere Assistenza Ricerca Cancro & Cultura), che offrono supporto a pazienti e famiglie.
Ne ero incuriosita ma il cancro divorava ogni mio tentativo di relazione. Volevo stare sola. Non mi sentivo forte né una guerriera. Non ho combattuto eroicamente. Ho pianto tantissimo, chiesto 'perché a me', sbattuto la testa al muro. Poi ho deciso che dovevo dare un senso al dolore e trasformarlo in un inno alla vita".
Arriva cosi l'ultimo giorno di chemio. "All'uscita dal reparto - racconta - trattenevo ancora il respiro, feci le scale di corsa fino a fuori, mi tolsi la bandana incurante degli sguardi curiosi sulla pelata. Finalmente respiravo". Poco a poco emerge anche la voglia di ringraziare chi aveva capito la sua voglia di solitudine in reparto. "Ritornai così a ritrovare i volontarie di Farc&C, i miei capelli stavano crescendo e non vomitavo più. Rientrare nel reparto di oncologia, stranamente mi faceva sentire a casa. Attraversavo il corridoio e salutavo tutti pensando: caspita sono viva". E qui che le nasce l'idea di aiutare a sua volta chi è in terapia, inizialmente con una chiacchierata e un sorriso, "poi piano piano con vere e proprie scenette da teatro, in cui faccio la buffona, mi travesto, ballo... Il tutto con l'obiettivo di riuscire a far dimenticare il tempo scandito dalla goccia di chemio che cade". A Mariagrazia, però, non basta. Vuole anche rompere un taboo, quello che ancora accompagna, specie in una piccola cittadina, la parola 'tumore'. A dicembre con un gruppetto di ex pazienti oncologiche, le 'Donne in glicine', decide di mettersi in gioco con un progetto, la realizzazione di un calendario dedicato a foto e riflessioni sul cancro. "È difficile per una donna dopo un tumore ritornare a guardarsi allo specchio. Il cancro ti deforma dentro e fuori. Per questo tornare a truccarmi, a posare per un fotografo, per me era qualcosa di emozionante. Lo stilista Koscanio ci ha ospitato nel suo atelier di moda e lì, tra giochi e risate, è nato il calendario. Eravamo eccitatissime, complici nel giocare ad atteggiarci da modelle.
Non erano solo scatti, erano grida di vita. Era come dire: ci sono, nonostante tutto, e mi piaccio anche! Credo che in quel pomeriggio surreale anche l'aria profumasse di speranza e di sogni!". Qualcuna si fa un selfie, qualcuna continua a cambiare cappello, qualche altra mostra orgogliosa l'ombra dei capelli che stanno crescendo piano piano. "Ho sorriso al fotografo quasi sfacciata con uno scialle di pizzo sulle spalle e le ali alate sui capelli ricci e lunghi, era il mio trofeo di vita". Il calendario è un trionfo: nelle frasi, nelle foto, nelle pose c'è la voglia di sentirsi vive e belle. E gli abitanti di gela lo supportano. Così, con i proventi ricavati dalla vendita, vengono acquistate delle poltrone per trattamenti chemioterapici sistemate in una stanza dell'ospedale di Gela. "Lo so può sembrare strano, ma quelli seguiti alla malattia sono stati i miei anni più belli. Da allora - conclude Mariagrazia - posso dire di aver riempito di vita la mia vita".

Leggo di una mostra a Milano: Dal 19 maggio al 19 giugno al Castello Sforzesco di Milano, l'appuntamento è conIo ero,sono,sarò, la mostra di Silvia Amodio, fotografa e giornalista nata da un'idea di Coop Lombardia.Sala Panoramica Castello Sforzesco di Milano Piazza Castello, Milano Tutti i giorni dalle 7.30 alle 19.30 con ingresso gratuito. Cinquanta fotografie, 49 donne e un uomo che con un velo bianco sul corpo si mettono a nudo in uno scatto che immortala la lotta, la speranza e la rinascita. Corpi trasformati dal tumore, sguardi che hanno conosciuto la sofferenza, anime che hanno trovato il coraggio e la forza di rimettersi in gioco, nonostante le ferite fisiche e mentali. Perché, chi ha deciso di partecipare al progetto, lo ha fatto per celebrare la vita. 
Secondo gli ultimi dati dell'AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) nel 2017 si sono ammalati ditumore al seno 50mila donne e di altri tumori 500 uomini. E se un tempo la fascia di età più a rischio era compresa tra i 40 e i 60 anni, oggi la forbice si è allargata dai 18 e agli 80.
 
Ho solo incollato fondamentali momenti di vita e informazione ringrazio per questo l'Ansa e Greenme da cui ho attinto e condiviso.
Doriana Goracci
 

COMMENTI

9 Giugno 2018 17:06

video foto e riferimenti su Agoravox Italia https://www.agoravox.it/Tumore-al-Seno-Ero-sono-saro.html

doriana goracci

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